Adrian Paci, Albania e Arte Contemporanea

26 febbraio 2011 4.285 views Nessun commento|

adrian paci centro di permanenza temporanea11 300x225 Adrian Paci, Albania e Arte ContemporaneaIn Albania, a Shkoder per la precisione, 41 anni fa nasceva Adrian Paci, uno dei maggiori interpreti dell’Arte Contemporanea che oggi vive e lavora a Milano. L’artista, famoso per le sue sculture e i suoi video oltre che per  le innumerevoli installazioni in Italia non vive da emarginato ma consapevole della difficile natura insita dell’uomo artista è riuscito ad affermarsi in un mondo tanto particolare quanto convulso. I galleristi oggi fanno a gara per accaparrarsi le sue opere.

hometogo03 254x300 Adrian Paci, Albania e Arte ContemporaneaUn suo recente video, una delle opere più importanti ed incisive della sua ancor breve ma intensa carriera, narra dell’incontro tra un uomo e una donna anziana dall’atteggiamento dimesso che si accinge a preparare un letto. L’uomo si spoglia nella stanza accanto in un’atmosfera ambigua quanto silenziosa. Il primo impatto richiama una casa d’appuntamenti, finché l’uomo compare invece vestito di nero e si sdraia sul letto accompagnato da una nenia lamentosa dell’anziana signora. Il video esposto a novembre da Francesca Kaufmann all’interno della mostra “sorella morte” continua con la donna che torna in silenzio e con l’uomo che si alza dal letto, ringrazia la donna e mentre sullo sfondo la scena viene pervasa una musica da festa paesana l’uomo abbandona la stanza. In questo video è raccolta tutta l’essenza dell’artista, dal contrasto tra la vita e la morte, a quello tra occidente e mondo orientale, culture e modi d’essere completamente diversi, spesso conciliabili, molte volte insofferenti e guardinghi.

Nelle sue opere appare continuamente il messaggio d’ironia e di speranza, nonostante i temi così forti che vengono affrontati, come la morte o la religione. L’artista ci racconta: “io non parto mai da un problema estetico: le mie opere sono radicate nella vita, vogliono essere testi per penetrare la realtà. Poi, quando devo dare una forma alla problematica, scatta in me un meccanismo che dà all’idea una dimensione estetica”. Il tema della natura e del destino dell’arte di oggi, al pari di quello della morte, è da tempo al centro della riflessione di Paci. Ancora tanta ironia quella che esce dal chiosco di un pittore albanese che sembra apparentemente afflitto e dal suo animo, dopo aver studiato per anni Michelangelo, emerge solo il sentimento della sconfitta quando in un mondo post comunista si ritrova a falsificare di tutto, dalle opere d’arte ai certificati di nascita e di morte. Quest’opera è stata scelta da Francesco Bonanni per la mostra “Exit” alla Fondazione Re Rebaudengo Sandretto di Torino.

Nomade ironico, in un mondo alla continua ricerca di se stesso e di nuovi equilibri, da quelli mediatici a quelli naturali dove tutto diviene metafora, dove Adrian Paci rielabora vecchi concetti dell’estetismo e del disorientamento. Lo sforzo per agire nel giusto e col senso del far bene, non errare, con soluzioni pratiche e non solo filosofiche. Un percorso arduo che sarebbe agevolato se venisse materializzato mediante un’arte fatta di vecchie metodologie, alla Michelangelo. Ma la nuova vita e la nuova luce obbligano l’artista a comporre nuovi modi d’essere e il fruitore a comprenderne gli stati d’animo.



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